Infine vorrei che tutti leggessero quel libro immenso che sono i “Saggi” di Michel de Montaigne: un libro intarsiato di citazioni…
martedì 2 aprile 2013
Le citazioni
Infine vorrei che tutti leggessero quel libro immenso che sono i “Saggi” di Michel de Montaigne: un libro intarsiato di citazioni…
lunedì 1 aprile 2013
Anche nel Blog di Beppe Grillo la vita di Papa Francesco
Raccontare la vera vita di un uomo è impossibile. Ci
sfuggirebbe sempre qualcosa. E questo vale sia per la persona accanto, la
nostra amica Marta che conosciamo o crediamo di conoscere da una
vita, sia per Julien Sorel, il personaggio letterario, quell’ “essere vivo senza viscere” come lo
chiamava Paul Valéry. L’unico modo possibile della narrazione della vita di un uomo è quello che Leibniz nel
“Discorso di metafisica” definiva “concetto completo”: ossia la serie esatta e completa di tutti i suoi gesti, atti, discorsi, pensieri cònditi e
reconditi. Bisognerebbe interpellare ossia
il dottor Sigmund di Vienna oltre che
Dio in persona. E solo Dio o in mente Dei
può risiedere infatti il “concetto
completo” di un uomo.
E io che voglio fare il romanziere e ho studiato alla scuola
Holden come dovrò fare allora per dar vita a un personaggio? Procedo esattamente
come ha fatto Stendhal. In narrativa
si chiama " selezione epica", ossia se io racconto un fatto e non un
altro di un protagonista (visto che non posso raccontare tutta la sua vita) opero una scelta consapevole e mai innocente,
voglio che il mio protagonista venga visto in un modo piuttosto che in un
altro, offro cioè una prospettiva (anche se composita, prismatica, non necessariamente univoca) allo sguardo di
chi legge. È come quell’ ologramma che si trovava nei formaggini MIO della
nostra infanzia: reclinando la
figurina in un modo vedo un personaggio
in una posa, reclinandolo in un altro modo in un’altra posa.
Il linguaggio delle cose
Al grido "Qui non si butta via niente", gli armadi e i cassetti scoppiano. L'ideologia (arcaica ma anche up to date perché si connette con la necessità del consumo sostenibile) è: "Conserva la pezza per quando viene il buco", "Oppure: conserva che trovi". Ed è una ideologia vincente su di te che butteresti via tutto quando ti si presentano trionfanti con un astuccio degli occhiali, vetusto ma in buono stato, pescato chissà da quale fondo di cassetto, a te che hai appena sussurrato: "Mi si è rotto l'astuccio degli occhiali". In siciliano "conservare" si dice "savvari", proprio "salvare", e "savvari" perciò racchiude il principio di salvare gli oggetti da un ineluttabile naufragio, quel Nulla dove le cose ad un certo punto della nostra vita di consumatori più o meno responsabili spariscono.
I moralisti
Il limite della lingua italiana
"Non si può pretendere di essere un grande poeta
bulgaro e di successo", ammoniva Eugenio Montale. La lingua è un limite
oggettivo, nonostante le traduzioni, per la diffusione di un'opera. Quella italiana è parlata dallo
zerovirgola nel mondo e quella bulgara dallo zerozerovirgola. I successi
planetari non possono che essere inglesi o anglosassoni (in attesa che i cinesi
comincino a leggere e la smettano di assediare il mondo con i loro manufatti).
Dai tempi della Regina Elisabetta I, da quando l'Inghilterra sconfisse l'altra
potenza continentale, la Spagna, la lingua parlata da una minoranza di persone
abitanti un' isola flagellata dal maltempo si è diffusa nel mondo, e da allora
ancora impera. La lingua ha veicolato
oltre alle narrazioni anche usi e costumi. Hanno così imposto gli alberi di
Natale, Halloween, le saghe nordiche, i
maghetti e le sfumature di grigio e poi chissà cos'altro. Qualche critico
intelligente, George Steiner, l'ha fatto
notare, ha cercato di segnalare i nostri Sciascia o Gadda, ma il limite della
lingua sembra un insuperabile handicap
(parola inglese!).
Goethe e il romanticismo
Com’è noto, Goethe ebbe una fase romantica che coincise con
l’adesione allo “Sturm und Drang” (tempesta e impeto). E’ la stagione giovanile
del “Werther”. Successivamente egli si distaccò dal movimento romantico e
assunse verso di esso un atteggiamento severo di dissenso quando non polemico.
Goethe aveva scelto definitivamente il contenimento “classico “ delle passioni,
il controllo sapiente delle emozioni, l’irreggimentazione colta della
sensibilità. Occorre, secondo lui, saper accettare i limiti della finitezza,
anche filistea (Goethe fu responsabile a Weimar di una miniera a comprova che
“si può essere poeti e pagare l’affitto”, come diceva Paul Valéry). Ma al di là
delle formule stilistico-epocali (classicismo, romanticismo) resta la sostanza
morale del suo atteggiamento.
domenica 6 maggio 2012
IL RADICALISMO RELIGIOSO DEL PRIMO CRISTIANESIMO: CONTESTO ED IMPLICAZIONI
E, per quel che
concerne i mali, il loro fine e il loro atto sono necessariamente peggiori
rispetto alla loro potenza, giacché l’essere-in-potenza si identifica con
entrambi i contrari. Aristotele, Metafisica IX. 9.1051a 16-18[1].
Sono le circostanze recenti, nuove e inquietanti, che spiegano il nostro vivo interesse
per il radicalismo religioso. Queste circostanze comprendono anche rivoluzioni
religiose e minacciano finanche il tenore della nostra vita sociale ed
intellettuale. Anche lo storico dell'antichità non può rifugiarsi dietro i
pesanti tendaggi dell'antiquaria.
Esclusivismo, violenza, intolleranza: questi concetti, che si rimodulano senza restare
identici, sono tutti utilizzati, insieme con radicalismo, per descrivere i misfatti
molteplici della religione nel mondo contemporaneo. Tramite un'analisi di
alcuni aspetti paradossali del cristianesimo antico, questo studio spera anche
di illuminare il processo con il quale un movimento religioso dinamico può
trasformarsi in minaccia per l'esterno. Più precisamente, tenterò qui di
tracciare i percorsi attraverso i quali una religione perseguitata fin dalle
sue origini poté trasformarsi nei primi secoli in una religione persecutrice e
di comprendere la dialettica grazie alla quale i credenti della religione dell'amore poterono inventare
forme di violenza e d'intolleranza religiose fino ad allora sconosciute nel
mondo antico.
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| Gedaliahu G. Stroumsa |
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